È successa una cosa strana in questo anno talmente pieno che ho dovuto berlo come l’acqua di mare quando impari a nuotare da piccino: ho detto di sì a un progetto senza saperlo, in pratica.
Senza saperlo nella qualità, nella quantità, nell’importanza.
Ho detto di sì a Gaia Nanni e al Comune di Montelupo Fiorentino he mi hanno messo in mezzo a un gruppo di ragazzotti. Abbiamo improvvisato, condiviso pensieri, abbiamo citato libri, abbiamo scritto una storia che dal nulla ci ha appassionato subito, l’abbiamo stampata sui copioni dimenticati mille volte, l’abbiamo provata sul palco del Circolo ARCI il Progesso.
Gaia è corsa ogni volta che tutto questo mi pareva sfuggirmi di mano, colle sue esultanze e le lacrime condivise in silenzio mi ha fatto dubitare di ogni mio dubbio.
È successa quindi questa cosa grande, grandissima e preziosissima, tanto che domani va in scena a numero -purtroppo- chiuso e non mi interessa minimamente di come andrà: per me ‘sti ragazzi si possono anche piantare alla terza battuta, accendere le luci e “bona raga, noi si va a letto”, io sarò comunque felice e grato e intontito come uno sposo all’altare.

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