Variabile tempo

Ganzo sarebbe se il tempo non ci fosse. Sai che tranvate, agli incroci, coi semafori a tre colori fissi? I treni non partirebbero né arriverebbero, semplicemente sussisterebbero. E basterebbe obliterare il biglietto una volta: una volta nella vita. Non ci sarebbero limiti di velocità, ma solo divieti di sosta. A Roncobilaccio le macchine stazionerebbero immobili in fila (e questa sarebbe l’unica cosa a non cambiare). Il mercato in paese sarebbe tutti i giorni – e anche tutte le notti, probabilmente – e le ricette sarebbero facilissime: comprare ingredienti, metterli insieme, fatto. Le tanto anelate mezze stagioni, finalmente, non verrebbero più evocate. La mamma non sarebbe preoccupata per il mio non essere ‘ancora’ sposato, padre, assunto. Non ci sarebbe differenza tra i contratti di lavoro, né tra affitti e vendite. Non bisognerebbe girare il calendario, trasformato in una sempiterna monopagina. Gli orologi diventerebbero tutti braccialetti. Potrei finalmente godermi appieno la defecazione mattutina. Gli sportivi potrebbero davvero prendere sul serio il motto «l’importante è partecipare». Quando, mentre, poi, prima, ritardo, anticipo, ultimo, sarebbero parole senza peso. E non sarebbe mai sempre, anzi, sarebbe sempre mai. Oppure… no, forse quella giusta è che sarebbe sempre sempre. E/o non sarebbe mai mai (non sono mai stato un asso in logica). Einstein avrebbe fatto il kebabbaro a Mykonos.

Ed io
io non avrei più nessun dubbio
nel dedicarti ogni cosa
tutto quello
di cui sono capace
tutto il sentimento che riesco
a strizzarmi via dal torace
perché non ci sarebbe attesa a logorarmi
la speranza non potrebbe mai essere vana
perché senza il tempo a portarmi verso un qualcosa che non arriva
io non riuscirei a percepire il fallimento
e sarei quindi sempre e solo felice di pensarti
niente amarezza, niente disillusione.

E la distanza non sarebbe più un problema
perché la distanza è ingannevole, sembra questione di spazio
ma se ci pensi bene è sempre una questione di tempo:
il problema non sono venti
cinquanta o cento chilometri
ma il tempo speso ad attraversarli

e sarei lì e qui
nello stesso momento.

E il tempo non mi avrebbe reso
più cinico
più arrendevole
più calvo
più stanco
meno fantasioso

sarei rintronato e felice
di una droga pura senza postumi.

E anche queste parole
che suonerebbero
indifferentemente
scritte in versi o in prosa
con o senza punteggiatura
anche queste parole
non ti dovrebbero arrivare:
le sapresti.

Rispondi