Un sito? Perché, maledizione, perché!?

In principio era il verbo (cit. evidente). Poi furono le pareti delle grotte, le tavolette d’argilla, i papiri, le pergamene, i codici, gli incunaboli, i libri, le lettere, i diari, le cartoline, i siti web, gli sms, i blog, Facebook, Twitter, Whatsapp. Ho ceduto a quasi tutti, senza insistere su di una forma prediletta.

Ora tento di trasformare quello scrosciare quotidiano di testo e pensiero in uno ‘scaffale aperto’, dove posso ritrovare e offrire ciò che ho messo.

Un sito personale, con una parte statica (menù a lato) e un piccolo flusso dinamico di articoli che scorre in home page, sembrerebbe un buon compromesso.

Cercherò di essere utile. Grazie per essere qui!