Le fini delle storie

Le fini delle storie
impataccan le memorie
di robe che poi vuoi dimenticare
ma che son proprio quelle
che non si può scordare.

Ce ne son di tanti tipi,
mica solo amori andati.

Come urlan due fratelli
fino a non parlarsi più.
Come cambi il tuo dottore.
Come bruci il tuo tivvù.

Come il tuo maestro
che ti mette da parte.
Come quando devi scegliere
tra il mestiere e l’arte.

Ai più son molto invise
quelle che giungono improvvise.

Che un giorno sei al televisore;
ora premian la vincente
inno in gola – mano sul cuore,
il cordless squilla: t’è morto un parente.

Le più dure tra tutte,
o che a me paian più brutte,
sono quelle fini
che son senza confini:

non hanno una fine,
non hanno un inizio,
è che un giorno t’accorgi
che è sparito quel tizio
che è apparso quel vizio

che più non puoi
levarti lo sfizio
perché il tuo medico curante
sfodera un quadro preoccupante.

Quando scendi
la tua donna
dalla macchina
e non sai
che sulla tua auto
non ci risalirà mai.

Oh, non melo spiego
che nel duemilaoggi
io non ti vo e mi sloggi
col silenzio-diniego.

28 gennaio 2015, profilo Facebook

Rispondi