FAQ – “Ma studi ancora?”

Prontuario di risposte alle domande ricorrenti.

1) MA STUDI ANCOORA??
Sì, purtroppo bisogna che tu te ne faccia una ragione.

2) QUANTO TI MANCA?
Ad oggi quattro due esami, un tirocinio da 150 ore e la tesi. Ho ipotizzato aprile 2016, ma ho dovuto saltare a luglio, e non è detto di farcela: nel frattempo lavoro, soprattutto di sera, e studiare la mattina dopo è tra le pratiche annoverate al Museo della Tortura di San Gimignano.

3) BOIA, MA QUANTI ANNI HAI?
Tanti, ma mi sono iscritto da anziano e tra la triennale e la magistrale mi son preso un po’ di pausa di riflessione, oltre ad aver avuto da recuperare alcuni crediti che mi mancavano.

4) MA A COSA TI SEI ISCRITTO?
Università degli Studi di Firenze, Scuola di Studi Umanistici (ex Facoltà di Lettere e Filosofia), dipartimento SAGAS (Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo), corso di laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo, curriculum in Storia e Critica dello Spettacolo. In sintesi: l’economia italiana non aspetta altro che me per ripartire.

5) E LA TESI SU COSA LA FAI?
Improvvisazione teatrale: volevo fare una cosa tipo “la linea evolutiva dei format moderni”, ma l’Università di Firenze ha questo “vizietto” della storia e quindi dovrò trovare il modo di fare un’analisi storica, per la salute mentale del professore che mi segue.

6) UNA TESI SULL’IMPROVVISAZIONE? È PROPRIO UTILE?
Probabilmente boh. Per me abbastanza. Primo, la considero una bella chiusura di questo doppio percorso parallelo fra teatro studiato e improvvisazione fatta. Secondo, magari scopro cose ganze. Terzo, in questi anni ho imparato a vedere l’”evento spettacolo” da tutti i punti di vista: produttivo, antropologico, organizzativo, artistico. L’improvvisazione ha una ricetta tutta particolare, interessante prima di tutto per il rapporto col pubblico e per il numero di “praticanti amatoriali”. Ha una diffusione e un gradimento tali per cui il fatto che la ‘comunità scientifica teatrologica’ ancora si giri di là quando se ne parla, mi fa ‘mpo’ incazza’. Ripeto: se non per il valore artistico, se non per l’impatto economico, almeno per il fenomeno in sé.

7) MA DOPO, CONTINUI?
Credo di no, ma non perché non lo vorrei. L’idea del dottorato mi alletta, ma mi alletta anche l’idea degli euro. Magari si riescono ad unire le due cose!

8) GANZO PERO’, PIACEREBBE ANCHE A ME STUDIARE…
Prova e vedi come va, tanto già di normale se ne buttano via svariati di soldi e di tempo.

La Tavola Periodica dell'Improvvisazione
La Tavola Periodica dell’Improvvisazione

Parole al vento (grecale)

Io di finanza non ci capisco un guazzabubbolo. Allora rispondo così:

«È mia convinzione che fino a che una possibile unità europea non metterà l’evento culturale, il suo patrimonio di cultura e d’arte al primo posto della sua costruzione, essa sarà destinata al fallimento, anche se strutturalmente riuscisse in qualche modo a costituirsi. La prima realtà in atto, concreta, che non ha bisogno di “soluzioni politiche” ma solo “pratiche” ed organizzative, è l’unitarietà della cultura europea.»

Giorgio Strehler

Perché l’Europa culturale esisteva prima di Maastricht (nel senso del trattato, non della cittadina) e di Roma (nel senso del trattato, non dell’impero), prima dei bond e dei buoni del tesoro. Ma tanto “con la cultura non si mangia”.


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